Autore:Lucilla Cusi

Titolo:"L'identità dei giovani egiziani ed eritrei a Milano: una ricerca antropologica comparativa" - Università di Padova, Psicologia, rel. Paolo Palmieri, a.a. 2003-04

Argomento:Identità

Collocazione:T8-15


Abstract:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA
LAUREA IN PSICOLOGIA
CUSI LUCILLA
A.A. 2003- 2004
L’IDENTITA’ DEI GIOVANI EGIZIANI ED ERITREI A MILANO:
UNA RICERCA ANTROPOLOGICA COMPARATIVA
L’uomo e un’animale sociale e culturale: questa affermazione porta inevitabilmente a considerare l’importanza che gli altri costituiscono per il singolo individuo, ma soprattutto il ruolo che la cultura, intesa come “quel complesso che comprende la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e ogni altra attitudine o abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società (Tylor)”, svolge nella formazione dell’uomo. L’uomo impara un codice civico, uno stile di vita e un linguaggio simbolico per interpretare il mondo, uguale agli individui appartenenti alla sua stessa società e differente per uomini con un’altra cultura. In termini psicologici, l’individuo tende a introiettare la propria realtà culturale nel proprio Io, e a proiettare nell’altro, nel diverso, le parti più negative e angosciose. L’adesione alla cultura all’interno della quale non solo si cresce, ma si proviene anche in termini generazionali, porta a sentimenti di etnocentrismo, indispensabili nella formazione della propria identità. Gli effetti di una cultura sull’individuo sono quindi di estrema importanza, ma raramente un ambiente è caratterizzato dalla presenza di una sola cultura: la presenza di gruppi minoritari è comune all’interno di ogni società e attualmente costituisce un vero e proprio fenomeno oggetto di riflessioni, per la portata mondiale e le problematiche che suscita. Infatti un ambiente caratterizzato dalla presenza di più culture è un ambiente altamente conflittuale dove identità etnica e identità culturale con fatica coincidono: questa è una realtà evidente per molti individui nati in famiglie immigrate in un ambiente culturale diverso da quello di appartenenza. Quindi se la cultura del proprio gruppo di appartenenza è determinante per lo sviluppo dell’individuo, come influiscono due culture su un individuo che in qualche modo appartiene a due differenti società? La ricerca svolta in questa tesi si propone di analizzare e studiare le conseguenze di questo interrogativo.
I figli degli immigrati nascono in un contesto familiare altamente caratterizzato dalla cultura d’origine, ma, crescendo, scoprono di vivere anche in un contesto societario con elementi culturali estremamente diversi. Non si può non ipotizzare un certo disorientamento, una confusione tra valori tradizionali e locali, uno “shok culturale”, spesso denominato “crisi d’identità”, e caratterizzato dalla traumatica sensazione di perdita di riferimenti, vissuti prevalentemente in età adolescenziale, quando i rapporti familiari entrano maggiormente in competizione con quelli dei coetanei e quindi della società. La metafora più utilizzata è quella del migrante che diviso da due orientamenti culturali, non ha una sedia su cui sedersi e sta quindi seduto nel vuoto tra le due sedie.
In particolare il campione di ricerca è costituito da due gruppi di ragazzi : otto ragazzi con origine egiziana e sei ragazzi con origine eritrea. La scelta di studiare due etnie diverse nasce dalla necessità di non sottovalutare la complessità che caratterizza il fenomeno immigratorio e di trovare importanti spunti di riflessione dalla comparazione di questi due gruppi. L’età media del campione è di venti anni: età che ci permette di cogliere i vissuti dei soggetti, alla luce di una elaborazione matura che il soggetto stesso ha effettuato nei confronti della propria esperienza. La metodologia usata si avvale del colloquio come strumento antropologico grazie al quale il soggetto non è interrogato sulla propria vita, ma è invitato a raccontare, o meglio a narrare le sue esperienze, le sue idee, le sue emozioni. Nella narrazione autobiografica, infatti, il soggetto compie lo sforzo di interpretare e dare un senso a ciò che gli è accaduto e al messaggio che vuole comunicare, permettendo di mettere in luce due scenari della realtà in costruzione: quello relativo agli episodi, il mondo esterno, e quello relativo alla mente e al Sé, il mondo interno. Il punto di riferimento per l’andamento del colloquio da parte dello studioso è costituito dalla scelta di tredici grandi aree nelle quali indagare e indirizzare l’andamento del racconto spontaneo: le considerazioni sull’Italia, le differenze tra le due culture conosciute dal soggetto, le considerazioni sul paese di origine e sulla sua cultura, i rapporti con i genitori e l’esperienza di emigrazione, la religiosità intesa anche come feste e celebrazioni, la tematica del viaggio, il concetto d’appartenenza, il concetto di separazione, l’infanzia, il futuro, la proposta di un piccolo gioco associativo e le critiche al colloquio. La raccolta dei dati è avvenuta attraverso la registrazione dei colloqui, che ha permesso l’istaurarsi di un buon clima di ascolto ed empatia, e si è svolta tra gennaio e giugno del 2004. Oltre alla raccolta dei dati qualitativi nelle modalità appena descritte, la ricerca ha beneficiato di parte dell’ampia letteratura in tema di immigrazione per ricavare dati quantificabili (caratteristiche storiche, culturali, demografiche e socio economiche delle popolazioni prese in esame) e utilizzare, come ulteriore strumento di confronto e aiuto, ricerche analoghe a quella effettuata in questo lavoro, ma di maggiore spessore e importanza (Andall J., 2000, in Sciortino G., Colombo A., 2003, “Stranieri in Italia. Un’immigrazione normale”, e Cologna D., Breveglieri L., 2003, “I figli dell’immigrazione. Ricerca sull’immigrazione dei giovani immigrati a Milano”).
Le conclusioni a cui si è giunti sono ricche di spunti riflessivi per ogni area tematica che si è cercato di analizzare, ma di seguito ci limiteremo a riportare i risultati ottenuti rispetto alla principale problematica che si è scelto di studiare. La prima impressione suscitata dai giovani di seconda generazione è la completa integrazione allo stile di vita italiano, attraverso l’abbigliamento, le abitudini, il modo di esprimersi, le relazioni affettive, del tutto analoghi al comportamento dei coetanei italiani. Tale impressione rappresenta però un adattamento e non un’omologazione completa al modello italiano, perché analizzando i contenuti dei colloqui notiamo che l’attrazione per le proprie origini è forte e influenza continuamente le opinioni e le scelte di questi ragazzi. Per la maggior parte dei soggetti avere diverse origini ha costituito e costituisce una fonte di intense riflessioni, che conduce a volte a momenti di crisi “Si , all’inizio mi turbava…cavoli, questi genitori che mi hanno strappato da tutto…qui non conoscevo niente…si, mi piaceva venire qui tanto per vedere un paese diverso, ma mi sentivo male perché se sono abituata a una vita non è facile, mi sentivo male e chiedevo ai miei di scendere giù…(Cristina)”, a volte alla consapevolezza di positive possibilità “L’apertura mentale, la libertà…in Egitto la società, gli altri, ti condizionano troppo…qui ognuno è libero di fare ciò che vuole, in Egitto, neanche al Cairo è così. (Sameh)”, in ogni caso l’influenza di entrambe le culture ha costituito un elemento fondamentale nella loro crescita. Oscillare tra due culture ugualmente importanti significa dover scegliere a cosa si vuole appartenere, a cosa dare importanza e priorità nella propria vita. La scelta che compiono questi ragazzi non è invidiabile, non è semplice mediare e negoziare continuamente valori e stili di vita dei genitori e della società e oltre tutto combinarli in modo accettabile alle proprie esigenze. La necessità di una scelta e la responsabilità che comporta spinge i ragazzi a compiere la scelta più difficile: non scegliere e tracciare una propria strada, una propria via e vivere un’identità “col trattino”, perché essere italo- egiziani o italo- eritrei significa “scegliere il meglio tra due culture (Laura)”. Entrambi i gruppi analizzati in questa ricerca, gli italo- egiziani e gli italo- eritrei, hanno manifestato con le opportune sfumature personali, di strutturare la propria identità in questa direzione. L’identità multipla sembra quindi la via più ricercata, la più ambita, il compromesso indispensabile per non trasformare la propria esperienza in un angosciosa frantumazione del proprio Sé, ma per sfruttare la ricchezza culturale e sociale che da questa esperienza deriva. La ricerca ha evidenziato anche come sia indispensabile un luogo simbolico dove sia possibile la negoziazione dei valori e lo sviluppo dell’identità multiple: per i giovani italo- egiziani questo luogo è la chiesa cristiana, con i suoi valori ampiamente condivisi dalla cultura egiziana, ma con uno stile, una mentalità tipicamente italiana; gli italo- eritrei non esprimono chiaramente quale luogo simbolico li aiuti nella formazione della loro identità, ma con l’aiuto di altre ricerche è stato possibile identificare le loro stesse origini come il luogo dove la negoziazione dei propri valori ha inizio. In effetti la ricerca ha evidenziato una significativa differenza tra i due gruppi frutto di una diversa storia migratoria e di un diverso rapporto con gli italiani. Sembrerebbe infatti che gli eritrei migrando principalmente a causa di conflitti bellici e da situazioni di non indifferente povertà, non solo mantengono vivo a livello intergenerazionale queste problematiche, ma la diversità somatica, i lineamenti e il colore della pelle, contribuirebbero a creare una sorta di muro alla loro integrazione. Gli stokes che i giovani italo-eritrei ricevono in ambiente italiano tendono a confermare un’identità di migranti, di stranieri, nonostante nell’ambito delle proprie amicizie tali pregiudizi vengono superati. Gli italo-egiziani non vivono questa situazione in ambiente italiano, e si mostrano più volenterosi nel manifestare il proprio pensiero e più critici e analitici rispetto alle due culture, dimostrando, con molta probabilità minori timori e minor disagio rispetto alla realtà vissuta dagli italo- eritrei. Da questa importante differenza tra i due gruppi possiamo sottolineare l’importanza della relazione, non solo nelle problematiche di migrazione, ma soprattutto nella formazione della propria identità. L’identità, frutto di una continua interazione tra l’individuo e l’ambiente, si realizza nella relazione con l’altro: inizialmente attraverso la relazione duale materna, successivamente con l’altro significativo, adulto o coetaneo che sia. L’identità si realizza attraverso i sentimenti di appartenenza, e di differenziazione dagli altri: eliminare tutte le problematiche connesse al fenomeno migratorio odierno, tra cui i sentimenti di ambiguità che contraddistinguono la realtà dei figli degli immigrati, significa lavorare sulla relazione che lega popoli migranti e popolazioni autoctone. Angoscia, frustrazione e disagio vissuti dal passaggio di questi giovani all’età adolescenziale è evitabile se hanno la possibilità di vivere in contesti che li aiutino allo sviluppo di identità plurime e che aiutino gli italiani a rendersi conto della ricchezza che questa realtà comporta: la scuola per prima attraverso l’educazione interculturale, ma anche la società, devono operare per realizzare un’educazione interculturale per gli adulti, indispensabile per un buon dialogo tra le culture. Questo dialogo, che possiamo chiamare comunicazione interculturale, è caratterizzato dallo scambio e dall’interazione: può realizzarsi soltanto attraverso la rinuncia all’etnocentrismo culturale da parte degli italiani, dall’ apertura e dalla curiosità per lo straniero, con la consapevolezza che egli non è il rappresentante di una cultura inferiore, ma un soggetto interagente, con il quale realizzare una nuova unica storia. È solo su queste premesse di scambio reciproco che è possibile parlare di integrazione, ma senza un nostro coinvolgimento e una nostra disponibilità ad affrontare le nostre paure, i coinvolgimenti emozionali e le crisi d’identità, è possibile solo una lenta e angosciosa assimilazione delle nuove culture, sinonimo di deculturazione di un patrimonio che potremmo invece condividere. Il nostro coinvolgimento in questo difficile dialogo con l’altro, porta alla modificazione delle nostre stesse identità, che, anche non assumendo il carattere di identità multiple come quelle dei giovani stranieri, risulterebbero meno definite e arricchite dalla conoscenza con l’altro.